Quel titolo, il titolo del mio blog. Io lo penso davvero, e cerco di migliorarmi, giorno dopo giorno.Ho visto un video postato nel blog del mio amico N3mo sulla manifestazione per la libertà di stampa. E mi sono commosso, nel vedere tanta gente, ma davvero tanta in piazza del Popolo, a Roma. Tanta gente civile arrivata da tutt'Italia, tanta gente come me. Brava o meno brava, ma vogliosa di essere libera.
C'era Saviano - un Uomo Libero - e c'erano tanti ragazzi, tanti striscioni, tanti Giornalisti (e ho già spiegato qual è la differenza con i giornalisti).
Io non sono un farabutto, ma ho intenzione di esserlo, nel momento in cui inizierò a lavorare.
Saviano ha parlato di indifferenza, il peggior nemico della libertà (altro che Berlusconi!): se la maggior parte della popolazione si mostra indifferente al rapporto Stato-Mafia, alle navi piene di scorie tossiche nei mari della Calabria, a questa ''mignottocrazia'' andante, la libertà di informazione a poco serve. La libertà serve se esiste gente affamata di essa.
Non c'era solo piazza del Popolo, il 3 ottobre. C'era anche Parigi, c'erano altre manifestazioni in Europa, per noi. Per la nostra libertà. Soltanto questa sorta di solidarietà mi fa venire le lacrime agli occhi. Soltanto questa sorta di solidarietà dovrebbe farci venire la pelle d'oca e farci aprire gli occhi. Ogni cosa è fatta, oggi, per farceli tenere chiusi: il Grande Fratello, le tette, le gambe delle veline, i culi in televisione. Pensate a quello, o italiani, quello davvero conta. Mica le scorie in Calabria.
La libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione. Per la libertà mio nonno ha lottato, tra le montagne, mangiando un pezzetto di formaggio al giorno. In nome di ciò che egli ha fatto e tutti quelli come lui hanno fatto - anche rimettendoci la vita, mica 20 euro - io piango. E sarò un farabutto.
Michael Scofield.







